Nel 1994 per i tipi della giovanissima Baldini&Castoldi uscì un piccolo e delicato libro di poemetti, unico nel suo genere. Quelle brevi gemme in versi erano fatte di suoni e strane parole, opera di un grandissimo scrittore, etnologo, orientalista, alpinista e grande viaggiatore come Fosco Maraini. Poemetti scritti in una lingua nuova e incentrata su quello che lui chiamava «linguaggio metasemantico», in cui la parola non dava più un significato alle cose, ma assumeva la sua forma solo attraverso stimoli esterni, suoni, colori, musica. Nel corso degli anni quel piccolo libro è passato di mano in mano e se ne sono innamorati moltissimi, rapiti dal folle fanfalese creato da Maraini, quell’idioma tanto simile a molti altri ma diversissimo da tutti. Musicale, come una perfetta osmosi tra parola e suono.
Massimo Altomare e Stefano Bollani, artisti straordinari, sono da sempre tra i più convinti e fedeli amanti di questo piccolo libro e si sono presi la briga e l’onore di scrivere musica degna del fanfolese. Il risultato è questo (non) piccolo capolavoro che finalmente restituisce le Fànfole alle librerie.
Io t’amo o pia cicala e un trillargento ci spàffera nel cuor la tua canzona. Canta cicala frìnfera nel vento: E gnacche alla formica ammucchiarona!
«Quasi ogni parola è frutto d’un lungo studio. Certe espressioni proprio non mi venivano per mesi, sapevo quello che cercavo, ma il sassolino giusto la marea non me lo gettava mai sulla spiaggia. Poi un certo giorno, magari facendomi la barba, cambiando una gomma della macchina, studiando gli ideogrammi cinesi o seduto nella neve al sole, eccoti il sassolino cercato. Adesso mi resta solo da sperare di non aver scritto in una lingua privata e segreta, come dire per me solo; ciò che proprio mi dispiacerebbe.» Fosco Maraini |
|