Un bacio fa muovere 17 muscoli della lingua. Ma anche 9 milligrammi di acqua, 0.18 di sostanze organiche, 0.7 di materie grasse, 0.45 di sale, centinaia di batteri e milioni di germi.
Ma cosa si cela dietro un gesto nel contempo tanto quotidiano e tuttavia di una tale intensità?
Alain Montandon ci invita a scoprirne modi, curiosità e significati che spaziano dalla letteratura all’antropologia, dalla psicologia alla filosofia, sino alla religione e alla storia dell’arte. Ad esempio si bacia il sacro – una statua, una tomba, un’icona – si bacia per salutare, per rendere omaggio, per tradire, per perdonare e naturalmente per amore. Ma quando si vende il proprio corpo per sesso non ci si bacia sulla bocca. C’è una cronologia dei baci – il primo – che non si scorda mai – e l’ultimo, che in realtà non esiste. E una loro geografia: ci si bacia sotto la pioggia, sulla spiaggia, sotto la pensilina di una stazione. In qualche parte del mondo si baciano le ciglia, in altre il naso. Ci sono i baci mai ricevuti, quelli sognati, quelli inviati (per cartolina, per e-mail o soffiando sulla mano) e che non si è mai sicuri che giungano a destinazione. Perché, diceva Kafka, «sulla strada li bevono i fantasmi».
«La prima categoria del bacio è quella degli addii, delle conclusioni. La seconda è quella dei “baci di mezzo, di orientamento”, nati per accompagnare una conversazione, “ma in verità spesso durano più a lungo della conversazione”. La terza, invece, non riserva sorprese: è quella dei novelli sposi. Alla quarta, quella della stagione fredda, appartengono i baci che possono darsi ovunque e in ogni momento. Ma l’unico vero bacio è quello fuori categoria, solo e assoluto: è il primo.» |
|