A che servono le scuole di scrittura? è una domanda che si sente variamente ripetere e che dà origine a un dibattito mai sopito tra critici, scrittori e aspiranti tali. Questo volume vuole fare un bilancio presentando a un pubblico più vasto ventotto racconti di altrettanti allievi che escono da un’esperienza condivisa: una scuola di scrittura. Se non altro le scuole di scrittura dovranno minare alla radice l’idea romantica che per scrivere basti un’ispirazione divina o un gesto spontaneo e immediato. Al contrario scrivere è un processo lento e faticoso, fatto di selezioni e rifacimenti, di attenzione al particolare, di scavo psicologico e reiterato ragionare. Benché lo stile, il tono e il contenuto dei racconti sia quanto mai diverso, tutti gli autori, alcuni esordienti e altri con già qualche esperienza di pubblicazione, dimostrano una comune fiducia nella letteratura, come comunicazione altra, diversa e più autentica, da perseguire per cercare di raggiungere anzitutto una propria più intima verità. Su questa base ognuno e ognuna si è sentito libero di scoprire e sviluppare i temi più originali e consoni alla propria personalità. Dall’ironia scoperta e amabile de Il fumo (non) nuoce gravemente alla salute, all’impegno sociale nel prendere di petto il tema degli extracomunitari de L’ultima candela. Dalla capacità di trasformare in chiave fantastica un piccolo fatto di cronaca con Il cane pendolare al doppio idillio de La torta. L’intensa iniziazione erotica di Ragazza sul tetto si accompagna al porno grottesco di Martedì con mamma. Afferrare le caratteristiche del presente è il filo conduttore di questa raccolta, il che significa poi che queste storie ci riguardano: e che dunque, dopo essere state raccontate, chiedono con forza di essere lette, perché è di noi che si parla. «Quando parliamo della terra dello scrittore, siamo inclini a dimenticarci che, qualunque terra sia, essa è dentro come fuori di lui. L’arte richiede un delicato adattamento tra il mondo esteriore e quello interiore, in modo che, senza snaturarsi, possano essere l’uno il riflesso dell’altro. Conoscere se stessi è conoscere la propria regione. è anche conoscere il mondo ed è altresì, paradossalmente, una forma di esilio dal mondo.» Flannery O’Connor, Nel territorio del diavolo |