Antonio Cassano è un fenomeno calcistico di quelli che capitano una volta per generazione. Talentuoso fino all'eccesso, istrionico, sicuro di sé e ancora non completamente esploso, il ragazzo Antonio Cassano ha vissuto ed è stato vissuto come un predestinato, fin dai primi calci. Indicato dagli osservatori e dalla stampa specializzata come il più grande calciatore in circolazione, nonostante le bizze e le sue pessime pubbliche relazioni, Cassano è capace di giocate deliranti e di vuoti pneumatici che durano partite intere. Ma Antonio da Bari, campione fuori dal mucchio e campione fuori dalle regole, è anche un giovane uomo nel pieno dei suoi vent'anni, con una storia bellissima e a tratti dolorosa, mai raccontata. L'infanzia barese, gli amici ritrovati e quelli persi per strada, il difficile rapporto con il padre e la stagione dell'infanzia spesa tutta in un ambiente ostile come quello della città vecchia, l'hanno trasformato in un ragazzo molto più grande di quanto dichiara la sua carta d'identità. Una fase della vita di cui Antonio non parla volentieri e tende a coprire di silenzi e mezze risposte. Quelle che, intervallate da prestazioni meravigliose e bravate dentro e fuori del campo, hanno affascinato tifosi e malati di calcio, ma anche uomini di spettacolo come Claudio Amendola e Fiorello, le cui testimonianze divertono e dipingono un personaggio ancor più fuori dagli schemi. Paolo Berizzi e Dario Cresto-Dina affrontano il tema forti di una conoscenza diretta della storia del giovane Antonio a Bari Vecchia, e di una passione vera per il calciatore geniale. Tutto quello che non è stato mai scritto, un racconto coinvolgente sul probabile protagonista dei prossimi movimenti di mercato e sul sicuro protagonista delle prossime stagioni azzurre.
«Atipico, strana parola per persone strane. Ai giorni nostri Cassano è l'unico giocatore che il grande Brera potrebbe chiamare atipico perché, come fu per Sivori, anche Antonio ha un pennello al posto del destro. Tutti i grandissimi hanno un piede solo. La perfezione, si sa, è quasi sempre monca. Come i vicoli di Bari Vecchia: storti e perfetti.»
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