Questo libro possiede due qualità rare: è scritto in una lingua piena d’inventiva (tra slang e riferimenti alla pop-culture americana), ed è ricco di situazioni esilaranti. Ma a ben guardare ha un pregio ancor più grande, quello di rappresentare nei particolari il mondo di cinque inseparabili amici: Luster, il più aggiornato prodotto dell’American Dream, rockstar figlia del ghetto più nero che a 24 anni vive ancora con i dodici fratelli, tutti pusher di crack e tutti di nome Jerome; Opal, sexy chitarrista ottantenne affamata di vita (e di sesso); la piccola Ember, solo otto anni ma con un odio viscerale per l’umanità intera, che vorrebbe veder bruciare nel fuoco; Ray, che ama l’America e tutti i suoi abitanti, anche se è un iracheno con moglie tradizionalista e figlio rapper che ha combattuto per il suo Paese nella Guerra del Golfo; e infine Aurora, splendida teenager frigida in cerca d’identità, ma con un obiettivo ben chiaro in testa: non essere trattata come una donna-oggetto. Emarginati dalla conformista comunità del Midwest in cui il destino li ha obbligati a vivere, decidono di legare insieme le loro esistenze. Ossessionati dalla passione per il rock, costituiranno un gruppo, e se anche non raggiungeranno il successo avranno affrontato la loro sfida più grande: quella contro la grettezza e il perbenismo, per l’affermazione della loro originalità.
Joey Goebel (Adam Joseph Goebel III) è nato nel 1980 a Henderson, nel Kentucky. Figlio dell’America profonda, ha frequentato la Brescia University a Owensboro, sempre nel Kentucky, dove si è laureato in Inglese con una specializzazione in professional writing. Prima di pubblicare Gli anomali (2003) è stato sceneggiatore, musicista, impiegato in un ippodromo e giornalista musicale. Ha pubblicato anche un altro romanzo, Torture the Artist (2004), e il suo terzo lavoro, Commonwealth, uscirà in America a luglio.
«Tutto quello che posso dire di noi è che siamo energici e cupi, melodici e duri, teneri e disgustosi, dolci e salati, tutte cose servite insieme e con pronti interessi. La musica sta invecchiando, è già stato fatto tutto, ma dubito seriamente che ci sia mai stato qualcosa o qualcuno che ci assomigliava o che ha suonato come noi. So bene cosa sembro dicendo così, ma sono convinta che abbiamo tutte le carte in regola per diventare il più grosso evento musicale dai tempi in cui la gente sentiva Elvis alla radio, e credeva fosse nero.»
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